venerdì 4 ottobre 2019

Champagne Pinot-Chevauchet Brut Nature Joyeuse




Récoltant da 4 generazioni, la famiglia Pinot-Chevauchet coltiva, nei villaggi di Moussy e Pierry, nella Vallata della Marna, 27 parcelle, su terreni calcareo-argillosi.

La cuvée di oggi è composta da 80% Pinot Meunier e 20% Chardonnay, non meno di cinque anni sur lattes – periodo di affinamento che vale per tutti i loro champagne – per giunta non dosato, con 2 anni di sboccatura.

Oro nel calice, di fine e persistente perlage. Naso morbido, a dispetto del brut nature, con ricchezza di frutta secca, burro e crema pasticcera, di piacevole profilo minerale.

Bocca puntualmente dritta, ma non istericamente impennata e decisamente più corrispondente alla tipologia zero dosaggio.
Equilibrio dei sorsi, dal finale abbastanza lungo.
Joyeuse bien sûr, nondimeno paga qualcosa in eleganza, come tutti gli champagne - salvo rarissime eccezioni - che hanno percentuali bulgare di “quel” Pinot.

Absit iniura verbis, è semplicemente il mio onesto (e discutibile) pensiero circa il PM.

sabato 28 settembre 2019

Champagne Marguet Shaman 13 Rosé Grand Cru s.a.




Un superlativo rosé d’assemblage, da vecchie vigne nei villaggi Grand Cru di Bouzy e Ambonnay (Montagne de Reims).
Annata base 2013, 71 parti di Chardonnay e 29 di Pinot Nero, sboccatura ottobre 2016, a dosaggio zero.

Elegante buccia di cipolla, la cui effervescenza, a dispetto dei pochi mesi (24) passati sui lieviti, è davvero fine.

Naso fresco e seducente, che si accorda su un elaborato ventaglio di fruttini rossi – fragolina e lampone, litchi e cassis – poi aromi di panificazione, arancia e melograno, un fine richiamo floreale – rosa e geranio – e, in filigrana, note minerali e affumicate a perfezionare questo pregevole intreccio olfattivo.

Bocca incantevole e coerente, dal corredo aromatico rigoglioso e intenso, che svela complessità non così scontata in questa tipologia.
Sorsi in crescendo, croccanti e impennati, di persistente avvolgenza, con splendida chiusura su profondità iodato-speziate e nuances di rabarbaro.


sabato 14 settembre 2019

Champagne Gosset Grand Millésime 2006




Per questo millesimato della casa di Aÿ, leggera prevalenza della bacca nera (55%), su quella bianca, almeno sette anni sur lattes, niente malolattica, rémuage e dégorgement manuali, dosato a 8 gr./lt. e tirato in circa 70 mila bottiglie.

Di elegante perlage, svela un naso restio ad aprirsi, che solamente più tardi intraprenderà un percorso meno circospetto.
Parte delicatamente, con crema pasticcera e limone confit, tocchi di biancospino e nuances ammandorlate. Non travolgente il profilo minerale.

Liscio e pettinato, al palato, pure un poco rotondo - sebbene le mie aspettative fossero alt(r)e - un filo avaro quanto a ricchezza gustativa, tutto sommato, ordinaria e prevedibile. Profondità non molto incisiva e sufficienza stentata anche sotto l’aspetto della persistenza.

Dalla «plus ancienne Maison de vins de la Champagne (1584)», qualche scatto in più è sempre atteso, non solamente gradito.



sabato 31 agosto 2019

Champagne Louis Roederer Brut Vintage 2000



34 parti di Chardonnay e 66 di Pinot Noir, poco oltre i 4 anni sui lieviti, dosaggio che corre lungo i 12 gr./lt. per un dégorgement oltre i due lustri.
Il contachilometri – evidentemente elevato - nonchè una conservazione niente affatto ottimale, hanno condizionato pesantemente la boccia, ancorchè questi siano i rischi che vanno messi in conto, allorquando si accetta la scommessa del web.

Molto dorato, con naso e bocca che sbicchierano subito, e in maniera schietta, l’evidente ossidazione. Ergo, senza troppe esplorazioni: agrumi in avanzato stato di canditura – buccia di cedro e mandarino confit - e altra frutta gialla matura, frutta secca e miele, cera d’api e altri elementi propri del bagaglio delle sensazioni terziarizzate.
La morbidezza ossidativa è tanta, finendo per soffocare qualsivoglia tentativo di risveglio acido, il quale avrebbe, senza dubbio, impresso qualche scossa di vitalità ai sorsi, rimasti pressochè seduti, tuttavia mai stucchevoli, ripensando al dosaggio.

Le virtù del liquido si sono smarrite cammin facendo, ergo, la classe della casa, una volta tanto, la si è dovuta più immaginare che apprezzare, pur cogliendone, comunque, l’impronta, sulla falsariga del Brut Premier.

E’ la roulette di internet - solitamente se ne esce vincenti e appagati - con il suo ineludibile, e fatal rovescio, talvolta più casino – bordel - che casinò.



venerdì 19 luglio 2019

Champagne Jacques Lassaigne Les Vignes de Montgueux Extra Brut s.a.




Il villaggio di Montgueux rappresenta l’enclave gessosa della Côte des Bar.
Qui, alle porte di Troyes, il sottosuolo di questa collina presenta, verosimilmente, le medesime peculiarità, della ben più famosa Costa dei Bianchi.

Più di un esperto ritiene Montgueux l’unica zona degna di considerazione dell’Aube – per qualcuno è la “Montrachet” della Champagne (sic!) - e in grado di garantire prodotti di qualità assoluta.
La critica che conta, incensa i vini di questo produttore, al punto da essere diventato très branché.

Laddove c’è gesso, solitamente, c’è mineralità. La mia boccia, nondimeno, ne conteneva davvero poca. Già il prologo olfattivo è stato ermetico, impacciato e poco leggibile, con cenni di limone, scarne note floreali e una delicata mandorla.

Contavo in uno scatto al palato, viceversa, ho dovuto accontentarmi di un tocco agrumato – scorza di arancia – e una sommessa sensazione vegetale.
Chiude il cerchio, una effervescenza di smisurata taglienza.
Mineralità? Non pervenuta, per una boccia che ormai viaggia sui 4 deca.

“Scendo” un attimo in Côte des Blancs, giusto due rampe di scale, nella mia cantina.